Il Castello di Thiene: storia e architettura
Uno straordinario esempio di villa veneta pre-palladiana
Dimora storica unica nel suo genere, che si colloca tra il castello medievale e la villa palladiana. Si distingue sia per le sue caratteristiche architettoniche che per la sua destinazione funzionale.
Le sale del Castello
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Atrio
La pianta del castello si presenta regolare e simmetrica. Al centro, al piano terra, l’atrio a forma di T, una loggia ampia e profonda aperta sul fronte con cinque ampie arcate lievemente ogivali, fiancheggiata da due torri. L’atrio collega la corte sul fronte all’ampio parco sul retro.
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La Galleria dei Cavalli
Il grande salone al piano nobile ripete lo spazio a T dell’atrio al piano terra. Dominato dalla grande pentafora, presenta una pavimentazione a quadroni in cotto rinvenuto il secolo scorso sotto uno strato di bitume ottocentesco. Molto interessante è la raccolta di mobili del ’600 che comprende divani e varie poltrone, tutte in legno di noce. Alle pareti un’interessante ed insolita collezione di grandi ritratti equestri: quattro quadri di cavalli di razza diversa con cavaliere dipinti del XVII secolo e otto quadri con cavallo e palafreniere; dipinti attribuiti secondo il prof. F. Rigon a Francesco Balante (Thiene, circa 1663-1729), allievo di Pietro Liberi.
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Camerone del Camino
È dominato dall'altissima cappa polilobata interamente affrescata da G.B. Zelotti (Verona, 1526-Mantova, 1578) e G.A. Fasolo (Mondello, 1530-Vicenza, 1572): un lungo fregio di ghirlande, putti, frutta, bucrani e grappoli, decora le quattro pareti dove, in un'ampia prospettiva architettonica, si svolgono quattro scene di storia romana narrate da Tito Livio. Il significato di questo ciclo di affreschi non è del tutto chiarito ma alla luce dei nuovi apporti critici -che datano il ciclo di affreschi intorno al 1570- si può presumere che Giovanni Porto, erede dello zio Francesco, generale della Repubblica di Venezia, abbia voluto illustrare la contrapposizione fra fedeltà e tradimento per celebrare la dedizione della famiglia Porto a Venezia -evidenziata anche dalla architettura "veneziana" della villa- con una precisa allusione agli ambigui rapporti di Vicenza, tradizionalmente legata al partito imperiale. Entro un loggiato di colonne corinzie sono affrescati i seguenti episodi: Il convitto di Cleopatra, La Clemenza di Scipione, L'incontro tra Massinissa e Sofonisba, Muzio Scevola e il re Porsenna.
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Sala del biliardo
Il biliardo, il tavolato e il lampadario sono della fine del XIX secolo; nelle vetrine sono esposte statuette in terracotta fine '800 con scene dei Promessi sposi, oggetti come le fiches in avorio, le carte da gioco e da tombola dipinte a mano. Inizia qui l’esposizione dell’importante collezione di ritratti di membri delle famiglie Porto, Colleoni e Thiene dalla metà del 1500 ai primi anni del XX secolo.
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Salotto azzurro
Sala interamente rivestita di colore azzurro (pareti) per volere di Guardino Colleoni secondo la moda di fine ‘800, conserva intatto l’arredamento d’epoca e un’importante collezione di ritratti.
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Salon rosso
Sala interamente rivestita di colore rosso (pareti) per volere di Guardino Colleoni secondo la moda di fine ‘800, conserva intatto l’arredamento d’epoca e un’importante collezione di ritratti.
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Sala da pranzo
Un’accogliente sala da pranzo, ancora utilizzabile per cene di gala, con mobili ottocenteschi che recano lo stemma della famiglia Colleoni. Alle pareti ritratti d’epoca e 12 vedute vicentine di Cristoforo Dell’Acqua (1734-1787).
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Sala di fetonte
Affrescata nel periodo 1790-95 da Davide Rossi (Thiene, 1744-ivi, 1820) e Gaetano Costalonga (Zané, 24.4.1726-Thiene, 7.10.1816). L’intera superficie muraria è decorata con semipilastri e semicolonne corinzie con nicchie marmoree e statue di divinità. Sul soffitto è rappresentata la caduta di Fetonte: figlio di Helios (dio solare, Apollo) e di Cimene, volle guidare il carro del padre ma i focosi cavalli gli presero la mano portandolo così vicino alla terra da provocare incendi e calamità. Allora Giove lo colpì col fulmine, precipitandolo nell’Eridano dove le sue sorelle, le Eliadi, ne piansero talmente tanto la morte che furono tramutate in pioppi da Giove e le loro lacrime in ambra.
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Le Scuderie
L’ambiente più singolare e sfarzoso di tutto il complesso monumentale. Edificata per Scipione Porto fra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo su disegno dell’arch. Francesco Muttoni (Lugano, 1668-Venezia, 1747), la scuderia presenta 32 stalli, 16 per lato. Canalette in pietra leggermente inclinate permettevano di scaricare i liquami direttamente nella roggia che scorre ancor oggi sotto le scuderie ed è accessibile tramite botole. Le colonne sono in marmo rosso di Asiago e sulla sommità una serie di putti in pietra tenera di Vicenza, opera della bottega di Orazio Marinali; le mangiatoie in legno intagliato un tempo erano riccamente decorate. Straordinario il motivo a catena del pavimento realizzato in pietra bianca e rosa. Tutto è studiato nei minimi dettagli rendendo questo ambiente unico e magnifico. La scuderia era certamente il luogo dedicato alla vendita di cavalli addestrati nella contigua "cavallerizza" presumibilmente allestita –con il suo percorso e le necessarie attrezzature (fossati, barriere, siepi,...)– nello spazio esterno ora caratterizzato dalle grandi magnolie secolari. La colonna in pietra che consentiva all’istruttore di fare eseguire al cavallo gli esercizi, è l’unica testimonianza superstite.
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Corte nobile
La grande corte antistante il castello svolgeva la tradizionale funzione agricola –un'aia con animali domestici, un tempo in parte pavimentata per battere il grano, insaccare i prodotti, sgranare i legumi ecc.– ma anche quella di rappresentanza da dove si diramano i vari passaggi per i giardini, sia per quello posteriore sia per quelli "segreti" a fianco delle torri laterali. Oggi è caratterizzata da due fila di straordinarie magnolie grandiflora piantumate nella seconda metà del XIX secolo.
Sulla corte si affacciano gli edifici di servizio fra cui quella che un tempo era la fattoria -residenza del "gastaldo"-, la "colombara" -per l'allevamento dei piccioni-, le serre e le cosiddette "barchesse" dotate di porticato che avevano precise funzioni di supporto all'attività della casa dominicale come luogo di deposito di carri e attrezzi, magazzini, botteghe, stalle e laboratori artigianali. Le barchesse assumeranno con Andrea Palladio rilevante valenza architettonica con la connessione alla fabbrica principale e conseguente definizione degli spazi.
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Parco
Il Castello oggi si presenta in un contesto completamente urbanizzato: la cinta di mura merlate separano 12.000 mq di verde dalle pubbliche vie. Sul fronte la grande corte, oggi con due fila di straordinarie magnolie grandiflora, che un tempo svolgeva la tradizionale funzione agricola. Sul retro il parco che nel corso dei secoli ha subito varie trasformazioni; il suo impianto attuale di “giardino romantico” è il risultato della trasformazione tardo ottocentesca su probabile progetto di Antonio Caregaro Negrin. Tutto il complesso è attraversato dalla roggia, un canale artificiale costruito nel 1281 dalla comunità di Thiene. Da essa si prelevava l'acqua per l'irrigazione della cinquecentesca cedraia addossata al muro nord. Essa alimentava anche la peschiera che un tempo circondava la grotta realizzata nel 1580 dall'ingegnere e cartografo Cristoforo Sorte. Agli appezzamenti di terreno come il brolo e l'orto, un tempo oltre le mura del castello, si accedeva tramite dei sottopassaggi realizzati nel ‘500. Oggi è visitabile solo quello che conduceva alla cappella gentilizia; al suo interno si conserva uno splendido esempio di ghiacciaia visitabile per gruppi su prenotazione.
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Chiesa della Natività di Maria Vergine
Di fronte al torrione d'ingresso del Castello sorge il piccolo complesso monumentale della chiesa della NATIVITÀ DI MARIA VERGINE- anche nota come "Chiesetta rossa" - con oratorio, sagrestia e casa del cappellano. La chiesa pur avendo subito delle trasformazioni nell’800 si presenta ancora sufficientemente integra rispetto al progetto originale della fine del XV secolo Al suo interno splendido il monumento funebre di Teresa Colleoni opera di grandissima qualità di Gaetano Matteo Monti eseguita nel 1844 e premiata all'esposizione di Brera. Sull’altare si conserva l’ancona attribuibile a Pietro Lombardo (1435 - 1515) divisa in tre parti – Madonna con bambino al centro, S. Bartolomeo e S. Francesco ai lati – con il timpano dove è raffigurato il Padre Eterno contornato da cherubini. La chiesetta è visitabile ogni terza domenica del mese con visita guidata o su prenotazione per gruppi.
La storia del Castello di Thiene
1441
Nel 1441 Francesco Porto senior eredita dal padre e dallo zio un cospicuo patrimonio fondiario, in gran parte concentrato a Thiene, Marano e Malo –dove già nel ‘300 i Porto avevano acquistato molti terreni– per cui commissiona verso il 1450 la costruzione di questo edificio.
1500
Francesco Porto junior (1472-1554, nipote del fondatore) commissiona lavori di ingrandimento (la sopraelevazione dell'ultimo piano destinato a granaio), l'abbellimento del giardino con labirinto, fontana e statue (di cui rimane il ricordo solo nei documenti), la realizzazione degli scaloni in pietra e la decorazione delle facciate (di tradizione veneziana) con grandi cavalli e medaglioni raffiguranti imperatori romani.
1532
1541
Francesco Porto junior è fondamentale per la storia del castello: nel 1541 stila un fidecommesso in cui –non avendo figli– designa il primogenito maschio, fra le linee discendenti dai suoi fratelli, cui spetta l'eredità del palazzo e la proprietà non alienabile dei beni “Thiene” ottenuti per via ereditaria.
1554 — 1580
1700 ca.
1790 ca.
1800 —1918
Oggi
L'archivio privato custodito presso il Castello di Thiene
Il Castello custodisce un importante archivio storico. Nel 2022 è stata creata l’Associazione Castello di Thiene ETS al fine di tutelare, promuovere e valorizzare il patrimonio archivistico del Castello, vincolato dal 1972 e dichiarato d’interesse regionale nel 2006 per la considerevole consistenza del materiale pergamenaceo e cartaceo raccolto.
Si organizzano visite guidate aperte al pubblico con archivista.
L’architettura
La pianta del castello al centro dei tre piani si configura a forma di T. Il corpo principale presenta una loggia profonda, aperta sul fronte con cinque ampie arcate lievemente ogivali, fiancheggiata da due torri; al primo piano corrisponde una pentafora gotica, unico esempio in una villa veneta quattrocentesca in terraferma.
Mancano i documenti per l'attribuzione ad un autore: gli evidenti riferimenti formali all'architettura veneziana (camini, capitelli, finestre trilobate e decorazioni in pietra) fanno pensare a Domenico da Venezia ("ingegnere" della Repubblica di Venezia di cui si hanno notizie dal 1448 al 1453 per il Duomo di Vicenza e il palazzo della Ragione).
Viene chiamato oggi Castello –forse per le merlature ghibelline o perché edificato sul sedime di un castello medioevale– ma nei primi documenti viene indicato come "palazzo"; certo il termine "villa" è appropriato in quanto è l’elemento preminente di un’azienda agricola e anche preludio al concetto di villa come lo intenderà Palladio. In posizione dominante rispetto alla grande "corte" –cinta da mura lungo la pubblica via con ampi portoni sagomati a torre merlata– viene eretto con gli edifici di servizio fra cui la fattoria (residenza del "gastaldo"), la "colombara", le serre e le cosiddette "barchesse", dotate di porticato verso la corte.
Non c’è più traccia d’azione difensiva, ma è ben evidente l’intenzione di spazio esclusivo, dove la corte svolge la tradizionale funzione agricola –un'aia con animali domestici, un tempo in parte pavimentata per battere il grano, insaccare i prodotti, sgranare i legumi ecc.– ma anche quella di rappresentanza (la "corte nobile" di fronte alla facciata), da dove si diramano i vari passaggi per i giardini, sia per quello posteriore sia per quelli "segreti" a fianco delle torri laterali. Agli appezzamenti di terreno contigui sempre di proprietà ma separati da pubbliche strade, si accede tramite dei sottopassaggi.